Immerso in uno dei paesaggi più suggestivi del Coros, il Complesso archeologico di Sa Figu si estende su un ampio pianoro calcareo che domina la vallata sottostante, a circa 4 chilometri dal centro abitato di Ittiri. Qui, tra le pieghe del territorio e il profumo della macchia mediterranea, si cela un luogo senza tempo, capace di raccontare – in silenzio – una storia lunga oltre quattro millenni.
Questo sito straordinario costituisce una delle testimonianze archeologiche più affascinanti della Sardegna nord-occidentale, per l’eccezionale compresenza di una necropoli di domus de janas, un circolo megalitico cerimoniale e i resti di un proto-nuraghe. L’insieme di queste strutture, appartenenti a epoche diverse, offre un percorso immersivo attraverso le trasformazioni culturali e religiose che hanno segnato la vita delle antiche comunità sarde, dal Neolitico finale fino all’Età del Bronzo.
Il cuore più antico del complesso è la necropoli ipogeica, composta da almeno undici tombe scavate nella roccia calcarea. Le prime incisioni furono realizzate intorno al 3200 a.C., in piena Cultura di Ozieri, e vennero successivamente modificate e riutilizzate durante il Calcolitico e il Bronzo medio. Queste tombe, note come domus de janas (letteralmente “case delle fate”), erano utilizzate per i riti funebri e rappresentavano la porta d’accesso al mondo dell’aldilà secondo le credenze delle popolazioni preistoriche.
La Tomba IV è sicuramente la più spettacolare: preceduta da un lungo dromos (corridoio di accesso), presenta una anticella, una camera principale con nicchie laterali e una monumentale stele monolitica alta più di 3 metri, posizionata davanti a un’esedra semicircolare. La sua imponenza e la cura nei dettagli suggeriscono un utilizzo cerimoniale complesso, legato probabilmente a figure di alto rango o a un culto collettivo.
Molte delle tombe conservano elementi architettonici scolpiti che riproducono parti delle abitazioni dei vivi: finte porte, architravi, colonne, lesene e pilastri, a simboleggiare la continuità tra il mondo terreno e quello spirituale. Alcuni ambienti mostrano tracce di decorazioni in ocra rossa, colore rituale associato al sangue, alla rinascita e alla protezione dell’anima.
A pochi metri dalla necropoli si trova un enigma in pietra: un circolo megalitico costituito da grandi ortostati disposti in un arco semicircolare. Il loro orientamento e la disposizione suggeriscono una possibile funzione rituale o astronomica. Alcuni studiosi ipotizzano si trattasse di un’area cerimoniale per il culto solare, altri di una sorta di “torre del silenzio”, ovvero un luogo dove i defunti venivano esposti prima della sepoltura.
Poco più in là sorge il proto-nuraghe, una struttura megalitica più tarda, costruita tra la fine del Bronzo antico e l’inizio del Bronzo medio. Non ancora del tutto definito come i grandi nuraghi a torre, questo edificio rappresenta una forma architettonica di transizione: una sorta di bastione a pianta irregolare con corridoi interni, costruito con massi irregolari disposti a secco. La sua presenza attesta la continuità di utilizzo del sito per finalità sia insediative che cerimoniali.